Vi abbiamo già parlato di videocitofonia qualche articolo fa: oggi vogliamo raccontarvi come e quando è nato il citofono (la cui storia ha poi compiuto passi in avanti ragguardevoli negli ultimi 30 anni). Data la lunghezza del periodo storico, questa sarà la prima parte di due articoli.

Le prime notizie relative a strumenti di comunicazione a distanza risalgono alla fine del XV° secolo: Leonardo da Vinci, in una sua ricerca contenuta in un manoscritto conservato presso l’Institut de France a Parigi, teorizzò un complesso sistema di tubi di rame. Questi fungevano da reti “telefoniche”, mettendo in comunicazione una torre con l’altra tramite una serie di altoparlanti (una riproduzione contemporanea di questo citofono ante litteram è conservata presso il Museo di Leonardo a Vinci).

Facendo un salto cronologico in avanti, è possibile rinvenire le prime prove di citofono o meglio, rudimentali sistemi di canalizzazione del suono, realizzati tramite l’incisione della pietra sulle facciate dei più importanti palazzi signorili dell’800.

La storia del citofono e quella del telefono, così come le conosciamo oggi, prende le mosse e si interseca con l’invenzione e il perfezionamento del telegrafo elettromagnetico; questo ha subito continue rivisitazioni ed evoluzioni grazie all’apporto di numerosi scienziati: partendo dal suo inventore, Samuel Morse, passando per Lord Kelvin (e i suoi cavi elettrici sottomarini che favorirono le comunicazioni intercontinentali), sino a Thomas Alva Edison, che potenziò in modo definitivo il sistema telegrafico.

E’ in questo humus culturale e scientifico che si collocano le scoperte di Antonio Meucci, prima, e di Alexander Graham Bell poi. L’italiano, intorno agli anni 70 dell’800, fu infatti il primo a sviluppare un sistema di comunicazione in cui a passare, tramite una spinta elettromagnetica, non fosse un messaggio morse, ma la voce stessa. La mancanza di denaro per il deposito del brevetto non permise al suo “telettrofono” di decollare; approfittò di questa situazione lo scienziato Bell, che perfezionando leggermente la scoperta, riuscì a farsene riconoscere la paternità, dando poi adito ad una controversia di attribuzione che si risolse circa un secolo dopo (a favore dell’italiano).

Antonio Meucci

Antonio Meucci

Il citofono, così come lo conosciamo oggi, ha dovuto attendere ancora qualche anno prima di approdare nelle abitazioni.

I primi modelli si propagano in modo capillare nel boom del dopo guerra, durante gli anni’50, quando elettrodomestici che in un primo momento sembravano essere un lusso cominciarono a diffondersi con sempre maggior frequenza.

Nel prossimo post vi racconteremo come prosegue la storia e l’evoluzione di questo “fratello minore” del telefono, che negli ultimi anni sta assumendo un ruolo di primo piano anche e soprattutto nel controllo della sicurezza a distanza della casa.